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La felicità è amarsi, non evolversi

I filosofi erano tutti condannati a insegnare isolati dalle comunità: Socrate venne ucciso perché criticava Atene, Epicuro aveva un vivaio sconosciuto e in pochi potevano accedervi. Quindi quando si parla di filosofia classica, si parla di sette sostanzialmente.

Poi, è il concetto stesso di “migliorare se stessi” il problema. Tu non devi migliorarti, non è assolutamente necessario per il tuo benessere. Il miglioramento impone un cambiamento, e l’atto del cambiare ti rende per forza di cose diverso da come sei veramente. Per dirla alla Socrate: conosci te stesso.

Conosci te stesso vuol dire esattamente due cose:

Esplorati e valorizzati
E se uno si ammazza a 30 anni, probabilmente non ha mai posto in essere questi due concetti. Se uno si ammazza a 30 anni scrivendo in una lettera che si ritiene un fallito perché voleva il massimo e questo non gli è arrivato, vuol dire che non ha fallito lui in quanto persona ma proprio la società che impone costanti miglioramenti senza tener conto – stirneriamente parlando – dei singoli e della loro proprietà.

“Ottenere i migliori risultati” non è necessario per essere felici, questa frase è un male, una piaga sociale che vi hanno imposto di far passare per un messaggio collettivamente utile.
Migliorare non rende felici, passare da uno stadio meno evoluto a uno più evoluto non rende felici, guadagnare mille euro in più non rende felici.

Vedi, io quando leggo di persone che si sono suicidate perché hanno perso tutto non le giustifico, e sai perché?
Non perché sia sbagliata la loro scelta, ma perché sono stati talmente condizionati e plagiati dalla società del “migliorati” e del “punta sempre al meglio” che non hanno idea di come ci si adatti al peggio.
Questa società ti pone davanti a una scelta: o diventi qualcuno, o puoi anche suicidarti.
E la maggior parte degli uomini non capisce che non è assolutamente necessario essere qualcuno per avere una vita valida e degna di essere vissuta, pertanto sceglie la seconda.
In filosofia esiste una cosa che si chiama necessità

Come si diventa felici?

Ti rispondo con i logici antichi:

Essendo felici, non dovendo essere qualcosa per essere felici. Non mutando se stessi.
Perché colui che muta (cioè che cambia, si diversifica e si migliora) è necessariamente manchevole di qualcosa.
Nulla in natura muta se non per la necessità di diventare altro”

Ecco, è questo il vero problema, che le mutazioni sono aumentate in maniera insostenibile.

Perché una persona si sente infelice?

Si sente infelice perché manca di qualcosa.
E una persona che si sente infelice perché manca di qualcosa è una persona che antepone al concetto di essere quello di dover essere, dunque non si sente contenta di se stessa.
La verità è che siamo tutti uguali.
La verità è che nessuno di noi si apprezza a sufficienza e apprezza lo stato di cose in cui vive, lo star fermi, l’essere anziché il dover essere.

E la colpa non è delle singole persone ma, ti ripeto, della società.
Perché è la società che sfrutta la debolezza delle persone chiedendo loro di essere come i modelli che propone, quindi di dover cambiare la propria condizione.
Ecco perché voglio insegnare, perché voglio irrobustire le spalle a qualcuno.
Voglio allenare i giovani all’essere, non al dover essere.
Voglio fargli capire che il segreto della felicità è amarsi, non evolversi.

Pensieri dei lettori: Articolo scritto da LUCA DI SOMMA

Se vuoi proporre un articolo scrivi a nabladue@npensieri.it

4 Comments

  1. Patrizio 3 Settembre 2021
  2. Alessandro Strazzullo 3 Settembre 2021
    • Nabladue 8 Settembre 2021
  3. Pietro Andrenacci 4 Settembre 2021

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