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25 Dicembre 2008
Nabladue
Tempo di lettura: 5 minuti

La bambina e il filosofo

Nietzsche e il nichilismo

Non era riuscito ad imprimere una direzione alla sua esistenza, a dare una sostanza ai propri pensieri. Quando aveva perso l’amore, aveva perso tutto. Non era più capace di meravigliarsi, di contemplare la bellezza della sua fragile esistenza. Il suo pensiero si perdeva sempre nel vuoto, nel nulla.

Idolatrava Nietzsche, e pensava che finalmente avrebbe liberato l’umanità dalla schiavitù, da Dio. Ma non si rendeva conto che la distruzione di una religione comporta sempre la nascita di un’altra.

In fondo, cosa sono le parole?

Dei tratti di penna a cui diamo un significato ed un suono. Cambiare i segni e le vibrazioni sonore ad essi associate, non è annullare, ma solo trasportare. Come se, anche le idee, divenendo inchiostro su carta od onde sonore, e avendo bisogno di un mezzo materiale attraverso cui propagarsi, fossero sottoposte alle leggi della fisica e, dunque, “nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”.

Però ora si sentiva libero; libero dalle parole dense di oscuri significati e opprimenti della religione. All’inizio quel mondo lo rendeva felice. E così, tornava sempre a sé stesso. Si sentiva appagato. Precedentemente aveva demolito i valori tradizionali e aveva perso tutti i punti fermi. Ma quel nuovo modo di vedere la vita, gli infondeva un senso di sicurezza e di libertà.

Eppure, a un certo punto, iniziò a sentirsi insoddisfatto. La sua anima era vuota, spenta da quella stessa libertà che si era chiusa su sé stessa. La vita gli sembrava priva di senso, poggiata su terreno friabile che lo faceva precipitare nell’abisso del nulla. Quel vuoto inghiottiva il suo essere in un baratro che divorava persino la luce che furtivamente lambiva il suo cuore. E allora i giorni sembravano inutili, il tempo scorreva indifferente, il suo essere semplicemente non era. Quantomeno ora aveva compreso che Nietzsche era innocente, non era responsabile della “morte di Dio”. Era semplicemente un bravo attore che recitava la sua parte, che leggeva le trame della sua epoca e le tesseva su fogli di carta.

Forse iniziò a comprendere: sapeva molto, ma non era.

Immerso in questi pensieri, si trovò davanti a una bambina che indicava qualcosa, stendendo la mano verso di lui. La bambina era lì, davanti a lui, così reale e viva. Gli chiese del curioso oggetto che portava.

«un casco, un semplice casco» - rispose.

Non soddisfatta, lo sommerse di domande:
«Ma come fa a camminare senza pedali questa bicicletta?»

il filosofo e la bambina

Più lui cercava di non rispondere a quelle sciocche domande, più lei era interessata e stupita da quel mondo che iniziava a conoscere e ad ammirare. Il suo sguardo era un’impetuosa onda di vita che lo trascinava, come se fosse una foglia in balia di un forte vento. E così iniziò a vedere la bellezza di quegli occhi, di quelle domande. Il vuoto lasciato dalla capacità di meravigliarsi, che in passato lo aveva abbandonato, lo fece trasalire. Si spaventò. In quel momento non poteva far altro che seguire il gioco di quella bambina. Non era più padrone del suo sguardo, della sua mente: la doveva seguire. Lei premurosamente lo accompagnava per mano, con la sua ingenuità gli indicava la strada, mentre lo faceva sentire uno sciocco. Si sentiva umiliato da quello sguardo innocente di quella debole figura, che, con la sua forza fisica, avrebbe potuto annientare con facilità, ma che in quel momento sentiva più forte di qualsiasi altro demone.

Si guardò dentro: era confuso, sbigottito e non riusciva a capire cosa stesse accadendo. Oramai era nelle sue piccole mani. Lei era la sua guida e lui non poteva far altro che fidarsi.
L’umiltà ora sembrava investire il suo orgoglio che non era mai stato così sovrastato come in quel caso e, per di più, da una così fragile figura. Così lei lo travolgeva come un’onda in piena a cui non poteva opporsi. L’unico modo di salvarsi era seguirla. Restò in balia della sua spinta dirompente. Lasciarsi sballottare come un pezzo di legno inerme, senza opporsi, era l’unico modo per non essere scaraventato a terra.

Il ritorno della meraviglia

Il pensiero lo guardava da lontano, ma non disse nulla. Voleva ribellarsi e liberarsi di quella inutile bambina, tuttavia non ne aveva la forza, ed era come inebetito dalla sua stupida intelligenza. Al contempo la profondità del suo sguardo non smetteva di farlo vergognare. Grande pensatore quale si riteneva, ora era umiliato da una creatura che, fino a qualche minuto prima, non aveva ritenuto degna di alcuna considerazione. Invece, quel docile e penetrante sguardo era come una sorgente che riempiva il vuoto dei suoi pensieri e il suo spirito iniziava a risollevarsi, fino a traboccare di meraviglia. Era la vita che tornava a lui e lui si faceva abbracciare dalla vita. Ora aveva la forza di imbrigliare il pensiero. Questo sembrava come un cavallo imbizzarrito che si era lasciato domare. Nel frattempo, la bambina aveva abbandonato la sua mano, allontanandosi.

Dopo poco tempo riusciva a contemplare solo un labile contorno di quel delicato e forte corpicino, fino a quando la vide perdersi nell’orizzonte.

In un primo momento si sentì smarrito, spaesato. Non sapeva più dove guardare. Rivolse la vista davanti a sé, per cercare la fine di quell’orizzonte, che non voleva terminare. La strada era vuota, non c’erano macchine, né persone, solo lui, in uno spazio illimitato. Però quella vista non lo spaventava più, anzi, iniziava ad attirarlo. Sentiva il bisogno incamminarsi verso quella strada senza fine, ma chiara e luminosa. In quel momento vide il passato, il presente ed il futuro fusi nel punto in cui si trovava. Ed una misteriosa forza gli fece alzare gli occhi verso il cielo. Ciò nondimeno, la luce lo accecava e lo costrinse a guardare davanti a sé. E di nuovo provò ad alzare il capo, ma ogni volta era costretto ad abbassarlo, gli occhi erano feriti da quella luce. Tuttavia, ad ogni nuovo tentativo, riusciva a contemplare quella luce sempre più a lungo. Allora accade una cosa strana: un ‘immagine gli si parò dinnanzi.

Era la scuola di Atene di Raffaello. Si ricordava che in quel dipinto era racchiusa tutta la filosofia. La contrapposizione tra cielo e terra, tra anima e corpo, tra uomo e divinità. Al centro della scena, Platone tiene nella mano sinistra il Timeo, mentre con la destra indica il cielo. Secondo Platone, la verità è racchiusa in cielo: essa è idea pura, spiritualità e ricerca di Dio, in una visione religiosa ed escatologica del mondo. Alla sua destra, Aristotele, guardandolo con ammirazione, ma anche con disappunto, gli indica la strada davanti a sé: la via che porta alla verità è sulla terra e non in cielo e dipende solo dall’uomo stesso.

Ad un tratto, il braccio di Platone iniziò e tendersi, ripiegando verso il basso, mentre quello di Aristotele iniziò a salire fino al punto che i due divennero uno e non si poté più scorgere se la mano indicasse verso l’alto o davanti a sé. Ed in quel momento capì che per contemplare il cielo doveva continuare a guardare la terra; e per contemplare la terra avrebbe dovuto volgersi al cielo.

La scuola di Atene di Raffaello

 

8 comments on “La bambina e il filosofo”

  1. Sono solo un piccolo ingegnere con ricordi liceali di filosofia e vaghe riflessioni metafisiche. Tuttavia ho scorto altri due personaggi, fondamentali per me, in questo post:

    "Ti esti"
    "Se non ritornerete come bambini,
    non entrerete mai..."

    ... Il potere salvifico della domanda, posta con fiducia, per la sete di Verità...
    Soprattutto su sé stessi. Riflettendo in conseguenza di questo post, ho realizzato che raramente ci facciamo domande interiori su noi stessi, ci consideriamo in verità e coerenza. "Perché faccio questo?" "Come sono adesso?" ecc.

    L'uomo, essere domandante, ha bisogno di un'altra sponda per attraversare il fiume. E' in ricerca di riposte rivelatrici della verità, epifanie.

    Un augurio di buone feste!

    (In attesa dell'Epifania sulla Domanda più grande.)

    Saluti

  2. Ciao piccolo-uomo, anch'io ritengo che alla fine si riduce tutto al solito "conosci te stesso" ...Per questo penso che i bambini - anche se non posso dire che conoscano loro stessi - sono comunque a diretto contatto con il proprio io. Quando si è adulti ci sono tanti strati ed esperienze fossilizzate (negative o positive che siano) che offuscano l'io. A questo punto, bisognerebbe imparare a recuperare una certa dose di semplicità,naturalezza ed ingenuità. In attesa dell'altra sponda
    ti porgo i miei auguri di buone feste!
    saluti

  3. ciao a tutti
    ho scoperto questo sito cercando una risposta da mandare ad una amica. Mi è piaciuto scoprire che si trovano delle isole dove il riflettere non è solo per pochi eletti e dove non ci si sente a disagio se si è un pò introspettivi. Ciò che ho letto, anche se scritto nel passato, è sempre attuale e mai come oggi, almeno credo, abbiamo bisogno di ricercare quella curisità sana che ci permetta di vivere e non di sopravvivere.
    auguro a tutti voi tanto amore.

  4. mi sn imbattuta casualmente sul tuo sito ed uscirne è stato difficile.. questo brano mi ha toccato molto per via del difficile periodo che sto attraversando sia interiormente sia per quanto riguarda la mia vita pratica. volevo chiederti se sei tu ad aver scritto questo brano e farti i miei complimenti per la tua sensibilità e profondità d'animo!

  5. Ciao Patty, quello che vorrei creare è proprio un posto dove riflettere, ma nello stesso tempo cercare di trasformare questa riflessione in qualcosa di utile per la vita pratica. Purtroppo, nella filosofia, è pieno di persone –anche molto preparate – che però non hanno mai tentato di mettere in pratica quei principi a cui hanno dedicato una vita di studi teorici. Alla fine rimangono intrappolati nella “rete delle teorie” senza arrivare a nulla. O,quantomeno, i più fortunati arrivano a scrivere bei libri.

    Ciao Raffa, grazie per le tue parole. Questo pezzo l’ho scritto io, ed è uno di quelli che sento più vicini al mio modo di essere. Mi ricordo ancora che, dopo aver pensato a lungo su queste tematiche, la scintilla è scoccata semplicemente incrociando lo sguardo di una bambina che passeggiava con i genitori. Dall’aspetto sembravano molto poveri, ma erano molto dignitosi. La serenità apparente di quella famiglia povera ed il sorriso di quella bambina mi hanno fatto scattare qualcosa nella mente e nell’anima.
    So che è difficile, ma come ha detto un mio amico, la prima cosa per uscire dai momenti negativi è pensare in modo positivo, poi, il resto viene di conseguenza.
    Un saluto

  6. ...la prima cosa per uscire dai momenti negativi è pensare in modo positivo... ho letto la tua risposta stamattina appena sveglia e sono esplosa in un pianto assurdo semplicemente perchè.. sai quando hai bisogno di aiuto e lo cerchi ovunque e non riesci a trovarlo e poi all'improvviso ti senti dire proprio quello di cui avevi bisogno, beh forse è vero devo soltanto avere più fiducia ed essere più positiva!vorrei davvero che "il consiglio" del tuo amico diventasse la mia filosofia di vita!ti ringrazio! un grosso saluto a te!!

  7. ciao nabladue al giorno d'oggi tutti parlano d'amore, è una parola molto diffusa, usata, purtroppo, solo verbalmente. la frenesia non lascia molto spazio, tutti sono impegnati a correre e non si riesce a guardare il proprio essere. ogni tanto anch'io finisco in queste voragini, poi mi fermo, mi ascolto e mi sento pesante. adoro la calma, mi da la possibilità di riflettere, di pensare a me e al mio prossimo. mi incanto a guardare i bambinie, mi piace osservarli e a volte divento triste nel vedere l'impronta marcata del'adulto nel loro fare. ok mi fermo vi mando un abraccio a tutti e ancora grazie

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