La solitudine: condanna o salvezza?

“La solitudine può essere una tremenda condanna o una meravigliosa conquista”. Bernardo Bertolucci

Già da ragazzo, essere solo non mi ha mai spaventato più di tanto, anzi, ne traevo spesso giovamento. Essere isolato costituiva per me una sorta di ricarica energetica.
In mezzo agli altri è difficile starci senza mettere delle maschere e, quelle maschere, hanno sempre avuto un peso troppo grande per il mio volto. Paradossalmente, se ti butti in società senza maschera, i risultati possono essere alquanto sgradevoli.

La nostra società non è progettata per mostrarci come realmente siamo, quanto piuttosto, per portare in scena la proiezione dei nostri desideri e pensieri più puerili.
Per questo siamo disposti a schiacciare gli altri, così come il nostro reale essere, a favore di una rappresentazione banale, infantile e narcisistica di esso. Le maschere che indossiamo , nella vita di tutti i giorni, ci proteggono ma ci rendono insinceri, falsi, ambivalenti.

La solitudine è anche la migliore linfa vitale per la creatività, mentre spesso l’aggregazione porta all’imitazione passiva, all’appiattimento mentale o alla volontà di potenza (desiderio di prevaricazione fine a se stesso).

Spero che la “nuova vita” ci renda più disponibili a condividere realmente quello che siamo, a distinguere la sofferenza che proviene essenzialmente da dentro di noi, rispetto a ciò che è effettivamente provocato dagli altri.
Perché, anche se può sembrare un luogo comune, se non si sta bene con se stessi, a maggior ragione, si starà molto peggio se si è insieme ad altri “ego” malati.
Questa forzata lontananza può aiutarci a comprendere quanto è importante una sincera vicinanza.

“La solitudine ci mostra quello che dovremmo essere; la società ci mostra quello che siamo.”
Robert Cecil

Parola chiave #Solitudine

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