Steve Jobs: il paladino della libertà con la smania del controllo

Nel pensiero 1984: la nuova distopia potrebbe essere dietro l’angolo” abbiamo parlato di come l’informatica possa portare, e sta portando, ad una conoscenza completa delle informazioni relative ad un determinato individuo. Tutte queste informazioni potrebbero favorire lo sviluppo di una società distopica simile a quelle paventate nei migliori romanzi di fantapolitica del ventunesimo secolo. In particolare stiamo parlando del romanzo 1984 di George Orwell o del romanzo Nuovo Mondo Aldous Huxley, insegnate e “musa ispiratrice” di Orwell.

In questo pensiero vogliamo approfondire l’aspetto bipolare di uno dei più grandi campioni del “controllo” che si è sempre nascosto dietro l’ipocrita autodefinizione di difensore della libertà: il personaggio in questione è il famoso Steve Jobs.

Iniziamo l’analisi con uno dei libri scritti su Steve Jobs, il cui tutolo è autoesplicativo: Nella testa di Steve Jobs. La gente non sa cosa vuole, lui sì.
Leander Kahney

Steve Jobs stesso ha affermato: “La gente non sa quello che vuole finché non glielo si mostra.” Questo significa che i consumatori vanno orientati. E fin qui siamo nei limiti del lecito. Il problema è che Steve Jobs aveva la smania del controllo e questo lo portò, in alcuni momenti della sua storia come imprenditore e manager ad imporre ogni cosa senza lasciare alcun grado di libertà sia ai suoi dipendenti sia ai consumatori dei suoi prodotti.

“Steve Jobs è un superfanatico del controllo. Controlla il software,l’hardware e il design dei prodotti Apple, così come il marketing e i servizi online. Controlla ogni aspetto, da quello che i dipendenti mangiano a quello che possono o non possono raccontare alle loro famiglie riguardo al loro lavoro (praticamente nulla)” Nella testa di Steve Jobs – Leander Kahney

Vediamo come questo vizio del controllo fosse radicato in Steve Jobs fin da bambino:

“Un giorno riempì la casa di altoparlanti, ma siccome gli altoparlanti si possono usare anche come microfoni, impiantò nel suo armadio una sala di controllo da cui origliava quello che accadeva nelle altre stanze. Una sera, mentre Steve con la cuffia audio in testa origliava i suoi genitori nella loro camera da letto, suo padre lo sorprese, si arrabbiò e gli ordinò di smantellare tutto.” Steve Jobs di Walter Isaacson

Riporto anche dichiarazioni di diverse persone per fugare ogni dubbio:

“Cedere anche solo una parte del controllo era un tormento per lui.” – Steve Jobs di Walter Isaacson

«Non è mai stato molto incline ai compromessi» dice Atkinson. «Anzi, è sempre stato un perfezionista maniaco del controllo.» – Steve Jobs di Walter Isaacson

«Ciò rispecchia la sua personalità, che si riassume nella brama di controllo» dice Berry Cash – Steve Jobs di Walter Isaacson

Il desiderio di controllo era profondamente radicato nella sua natura. – Steve Jobs di Walter Isaacson

Paradossalmente Steve Jobs stesso si è sempre dipinto come salvatore della libertà:

“Oggi è il 1984. Sembra che la IBM voglia prendersi tutto. La Apple è considerata l’unica speranza per dar del filo da torcere all’IBM. I rivenditori, dopo aver inizialmente accolto a braccia aperte la IBM, ora temono un futuro dominato e controllato dalla IBM e si stanno rivolgendo alla Apple come unica forza che possa garantire loro un futuro di libertà. L’IBM vuole tutto e sta puntando i suoi cannoni sull’ultimo ostacolo che si frappone fra lei e il controllo industriale. Il Big Blue dominerà l’intero settore dei computer? L’intera era dell’informazione? George Orwell aveva ragione?” afferma Steve Jobs

Purtroppo per Steve il mondo non è proprio cieco e c’è qualcuno che riscontra in lui lo stesso comportamento verso cui egli stesso punta il dito:

“Apple ha fatto in modo che la gente non sappia più quali sono le sue libertà, e se lo sa, pensa di non meritarsele”
Richard Stallman, presidente della Free Software Foundation.

Secondo Stallman i prodotti creati dalla Apple ai tempi di Steve Jobs nascondono dietro la loro estetica accattivante il fatto di imprigionare l’utente, togliendogli qualsiasi grado di libertà.

Stallman si riferisce in particolare all’iPhone e l’iPad (soprannominato da lui “iBad”), dove Apple vuole mantenere un controllo dall’alto sui software installabili dall’utente. Stallmen definisce “Steve Jobs il pioniere del computer inteso come prigione resa cool”

Queste parole di Steve Jobs sull’Apple II confermano le opinioni di Stallman: “Non abbiamo il controllo, e guarda tutte quelle cose folli che la gente cerca di farci. È un errore che non commetterò mai più” – Steve Jobs di Walter Isaacson

In maniera paradossale, il famoso spot della Apple in cui veniva dichiarato che « Il 24 gennaio Apple introdurrà Macintosh. E capirete perché il 1984 non sarà come “1984”» è un inno alla libertà.

Lo spot è ambientato in un mondo in cui una folla costituita da uomini spersonalizzati e indifferenziati marciano e si dispongono in una sala dove, su un grande schermo, è proiettato il volto in primo piano di un uomo che tiene il seguente discorso:

« Oggi, noi celebriamo il primo glorioso anniversario delle Direttive sulla Purificazione dell’Informazione. Noi abbiamo creato, per la prima volta in tutta la storia, un paradiso di pura ideologia. Dove ciascun lavoratore può realizzarsi al sicuro da invasioni destabilizzanti di verità contraddittorie e arrecanti confusione. La nostra Unificazione dei Pensieri è un’arma più potente di qualsiasi flotta o armata sulla terra. Noi siamo un popolo, con una volontà, una risoluzione, una causa. I nostri nemici dovranno parlare a sé stessi fino alla morte e noi li sotterreremo con la loro stessa confusione. Noi vinceremo! »

Solo l’eroe, rappresentato da una donna in tenuta sportiva è portatrice della salvezza e della libertà. Essa stessa, in quanto personificazione del
personal computer Macintosh, riuscirà con il martello a salvare il mondo dalla smania di controllo e dalla perdita di ogni libertà personale. Ma, paradossalmente, gli uomini burattini sembrano molto più vicini a ciò a cui Jobs vorrebbe ridurre i suoi utenti: dei cloni standardizzati a cui dettare i gusti, a cui imporre i contenuti da fruire, le cose da fare e quelle da non fare.

“Jobs ebbe maggiori difficoltà nella gestione delle controversie legate al desiderio della Apple di controllare rigidamente le apps scaricabili nell’iPhone e nell’iPad. Escludere le apps che contengono virus o violano la privacy dell’utente aveva un senso; impedire che le apps dirottassero l’utente su altri siti Internet in modo che potesse abbonarsi evitando l’accesso ad iTunes aveva senso, almeno in termini economici. Ma Jobs e il suo team si spinsero oltre: decisero di escludere qualsiasi app che diffamasse persone, potesse essere politicamente esplosiva e venisse considerata pornografica dai censori Apple. Il problema della censura divenne evidente quando la Apple rifiutò un’app con vignette di argomento politico realizzata da Mark Fiore, adducendo la ragione che il suo attacco alla politica dell’amministrazione Bush sulla questione della tortura superava i limiti della diffamazione.” Steve Jobs – Walter Isaacson

“Ma fu ben più che un errore: fu l’innesco del sospetto che la Apple volesse controllare ciò che noi vediamo e leggiamo, sempre che lo volessimo fare usando un iPhone o un iPad. Jobs stava correndo il rischio di trasformarsi nel Grande Fratello orwelliano che aveva così efficacemente esposto al disprezzo popolare nella campagna pubblicitaria del Macintosh, nel 1984.” Steve Jobs – Walter Isaacson

Probabilmente Steve Jobs aveva paura dell’avvento di un Grande Fratello perché avrebbe voluto diventare lui stesso il Grande Fratello.

Nonostante ciò, Steve Jobs ha avuto anche il coraggio di dire:

“Baratterei tutta la mia tecnologia per una serata con Socrate.” (da Newsweek, 29 ottobre 2001)

E io aggiungere che Socrate, quale vero paladino della libertà, te le avrebbe tirate bene le orecchie caro Grande Fratello Steve!

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