Il fatto che escano teorie complottiste anche sulla tragedia dell’aereo Germanwings di Lufthansa fa capire a che livelli di ossessione e rifiuto della realtà siano arrivate le menti di noi “moderni”. Anche perché questa volta la realtà è probabilmente peggiore dei più macabri complotti.
Ciò che è accaduto deve invece portare la nostra attenzione su un fattore spesso trascurato nelle aziende: la salute mentale dei lavoratori. Troppo spesso le aziende sono un coacervo di personalità al limite della patologia. Questo fattore può persino dipendere dal livello gerarchico e dal carico di responsabilità dei lavoratori. Spesso sono proprio i livelli più alti che si ammalano psicologicamente ed in maniera più grave. Probabilmente il forte stress e, in molti casi, il fatto di trovare nel lavoro l’unica ragione di vita porta a disturbi del normale funzionamento della psiche.

Le persone sfogano tensioni emotive e frustrazioni nel luogo di lavoro e, invece di risolvere i propri problemi alla radice, si gettano con ancora più insistenza sul lavoro. Inizialmente i risultati professionali possono anche essere buoni , ma i danni all’equilibrio psichico dei soggetti diventano sempre più evidenti. Sul lungo termine i comportamenti devianti rompono l’equilibrio psichico: depressione, alcolismo, anaffettività, disturbo bipolare, deliri di onnipotenza sono le patologie più comuni che colpiscono i lavoratori che entrano nel circolo vizioso di un approccio al lavoro non sano. Quando le posizioni ricoperte sono di vitale importanza, queste personalità impattano negativamente su tutta la filiera aziendale. A causa di ciò si verificano notevoli perdite di efficienza e produttività, si creano ambienti di lavoro pieni di conflitti e ostilità, condizioni nelle quali lo stress può portare ad errori esiziali. Per non parlare di tutte quelle personalità “alla Eichmann” che, pur di fare carriera, sono disposti a tutto e perdono sempre di più il senso della realtà e perfino la loro coscienza etica.

Qual è l’antidoto a tutto ciò? Il nostro illuminato imprenditore Adriano Olivetti aveva creato un piccola città industriale che prevedeva, oltre al lavoro vero e proprio anche i fattori di “educazione, formazione e sostegno” per tutti i dipendenti e le famiglie. Tra i servizi erano compresi anche l’assistenza medica, assistenti sociali e un centro di psicologia industriale per lo studio dei problemi psicologici connessi all’attività lavorativa.

Il caso di Adriano Olivetti è unico nella recente storia dell’umanità. Olivetti è stato un imprenditore di successo dotato di grandissima umanità, cultura e sensibilità alle esigenze della psiche umana. Il suo scopo di imprenditore era quello di massimizzare il profitto. La differenza con tutti gli altri imprenditori è che Adriano Olivetti non era disposto a sacrificare il rispetto, la dignità e la felicità del singolo essere umano. Olivetti ha compreso che la fabbrica esiste per l’uomo e non l’uomo per fabbrica.
Tratto da:

Sono convinto che con più imprenditori come Adriano Olivetti non accadrebbero vicende come quella di Andreas Lubitz, le fabbriche sarebbero luoghi più sereni, i lavoratori sarebbero molto più felici di svolgere il proprio operato e di gran lunga più “normali”.

La tragedia dell’airbus Germanwings di Lufthansa – Una riflessione sul caso Andreas Lubitz ultima modifica: martedì,31 marzo 09:59, 2015 da nabladue
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