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3 Settembre 2007
Nabladue
Tempo di lettura: 6 minuti

Felicità: in questo mondo o nell'altro?

Felicità Epicuro

Iniziamo il nostro piccolo viaggio dal X canto dell’inferno Dantesco. Abbiamo varcato le porte della città di Dite, siamo nel VI cerchio. Gli abitanti della tetra vallata sono gli Eretici epicurei: non hanno creduto nella vita eterna, si sono illusi del fatto che esistesse solo la materia. Allora tenetevi solo la materia – pensa il Poeta – quando ci sarà il Giudizio Universale, rimarrete chiusi dentro le tombe per sempre: morti tra i morti.

Dante Inferno Canto 10 Eretici

«La gente che per li sepolcri giace
potrebbesi veder? Già son levati
tutt'i coperchi, e nessun guardia face.»
Eretici epicurei - versi 1-21

La condanna è eresia, nient’altro. Ma andiamo a vedere più da vicino cosa faceva e pensava il nostro filosofo condannato con tutti i suoi seguaci, contemporanei e non, senza possibilità di riscatto. Epicuro insegnava in un giardino di sua proprietà tra il IV ed il III secolo a.c.

Per molti secoli ha dominato una visione distorta della filosofia epicurea, che è stata associata a dissolutezza e concupiscenza, fino a quando nel XVII secolo, Pietro Gassendi, prete cattolico di ampie vedute, cercherà di armonizzare l’atomismo epicureo e la fisica Galileiana con i precetti del cristianesimo. Da quel momento, gli interessi per questo filosofo si sono moltiplicati: portando a delineare, nonostante la maggior parte delle sue opere siano andate perdute, un quadro più congruo e reale di quello che doveva essere il suo pensiero.

La sua dottrina non si rivolgeva solo agli specialisti, ma era aperta a tutti. Lo scopo, diversamente da quello che accadeva nei centri accademici più importanti dell’epoca, era prettamente pratico: curare i turbamenti dell’anima. Molto lontana dall’ edonismo, a cui spesso erroneamente viene accostata, la filosofia epicurea ha posto come obiettivo della vita il conseguimento del piacere, ma il problema, o meglio la soluzione, sta nel capire cosa intenda per “piacere”. Sicuramente non quello carnale o sessuale. Il piacere è l’assenza di turbamenti dell’anima. Assenza di dolori del corpo.

Questo semplicemente perché Epicuro parte dall’assunto che la vita è bella: essa stessa è un piacere; respirare è felicità, dà un senso di pienezza non bisogna cercare nulla, solo il saper godere dell’esistenza.
Tale è il perno centrale dell’ Epicureismo: non vi affannate in problemi e turbe inutili, godetevi il fatto di stare al mondo. Al contempo bisogna godere moderatamente dei piaceri fisici, ma solo se danno sollievo, non quando, una volta cessato l’effetto, ci riportano in uno stato di ansia.

Epicuro

Epicuro

I piaceri dei sensi vengono definiti cinetici perché danno soddisfazioni che svaniscono presto e dopo poco, bisogna riprendere la ricerca del piacere, poi soddisfarlo e poi cercarlo di nuovo in un catena che non ha mai fine. Questi sono contrapposti al piacere catastematico (statico) che invece consiste nell’assenza di turbamenti di cui parlavamo prima: in termini tecnici aponia (assenza di malattie del corpo), atarassia (assenza di turbamenti dell’anima).

In poche parole ciò che è necessario e naturale è nutrirsi, o poco di più. Il mangiare raffinato non è peccato, ma potrebbe allontanare dall’assenza di turbamenti: genera dipendenza, altri desideri, bisogno di soldi….

Quanto alla vita sociale, l’aspetto etico non è abbandonato, anzi è centrale. Per essere felici bisogna essere virtuosi. Le leggi vanno rispettate, ma è meglio rimanere il più possibile lontani dalla politica e dalla vita pubblica: l’unico rapporto umano che dà pienezza è l’ amicizia. Condividere una vita serena con gli amici, aiutarsi a vicenda, parlare e confrontarsi su problemi che possono dare turbamento.

“Circa l’amicizia... Epicuro così si esprime: di tutte le cose che la sapienza procura in vista della vita felice, niente vi è di più grande dell’amicizia, niente di più ricco e di più gradito. Questo, Epicuro stesso lo ha provato non con le parole soltanto, ma con la sua stessa vita, le sue azioni, il suo costume...” (6)

Qualche secolo dopo, fuori dalla Commedia, Dante Alighieri (priore di Firenze) il 24 giugno 1300 manda in esilio il suo miglior amico Guido Cavalcanti con i capi delle fazioni dei guelfi bianchi e neri per via di scontri in seno alla congregazione stessa. In Esilio, l’amico Cavalcanti, muore dopo aver contratto la malaria.

Sicuramente Il Poeta avrà avuto le sue buone ragioni per farlo. Anche in questo post, non voglio dare giudizi morali, ma solo proporre spunti di riflessione. In sostanza la partecipazione ad una vita politica attiva, comporta questi rischi. Così mentre Epicuro consigliava una vita “nascosta”, Dante avrebbe tacciato di ignavia chi non si fosse schierato.

Tornando al nostro filosofo sulla virtù ci dice espressamente:

“Ciò che è beato e incorruttibile non ha problemi,né procura ad altri. Allo stesso modo non si fa prendere dall’odio né dalla passione; in colui che è debole, invece, si trovano tutte queste cose”

Ideologie opposte anche in questo aforisma: mentre qui l’uomo basta a se stesso, nel mondo Dantesco senza fede non si va da nessuna parte, o meglio si va in basso.

In sostanza per Epicuro chi non ha problemi non ne crea ad altri, quindi lavoriamo prima di tutto su noi stessi, senza trovare soluzioni universali per il genere umano.

E ancora:

“Non ci può essere vita felice se non è anche saggia, bella e giusta; e non vi è vita saggia, bella e giusta che non sia anche felice. Le virtù sono infatti connaturate ad una vita felice, e questa è inseparabile dalle virtù".
Dominique papety Sogno di felicità, 1843 ca.

Ricordiamoci che il giardino filosofico di Epicuro era un punto di ritrovo per gli amici ed una sorta di clinica dell’anima. La filosofia non come teoria, ma come cura. La vita è bella in sé, quindi la filosofia deve solo insegnare ad allontanare le sovrastrutture che non consentono di goderne a pieno.

Inoltre, evento raro nella storia della Grecia classica, erano ammesse anche le donne (e persino gli schiavi), perché considerate simili agli uomini. Di senso opposto è la concezione che ha delle donne il modello filosofico di Dante, Aristotele, che in ogni caso andrebbe considerata nel contesto storico-culcurale in cui è espressa. Merito ad Epicuro per la sua apertura mentale e la sua capacità di differenziarsi enormemente dal suo contesto.

Nonostante le divergenze tra le due visioni della vita e del mondo, questo non basterebbe a condannare il filosofo. Il fattore decisivo è stato il seguente: Epicuro era principalmente un Fisico, e riduceva il mondo a “movimento di atomi”: puro materialismo.

Epicuro è stato il primo a delineare un atomismo simile a quello attuale, ovviamente solo per quanto riguarda l’aspetto corpuscolare delle particelle. Tutti conoscono Democrito. In realtà la sua idea di atomo era ancora legata alla mentalità speculativa tipica della Grecia classica: l’atomo non aveva proprietà qualitative, ma solo quantitative legate a numeri-idee. Epicuro invece introdusse proprietà tangibili come peso e movimento. Quindi, per la prima volta, esistenze fisiche reali in moto. Inoltre occorre abbandonare ogni aspetto ontico-teoretico per far si che la fisica diventi fisica, e non una semplice estensione della metafisica. Una scienza a sé con le sue metodologie di lavoro, un linguaggio tecnico chiaro, con termini rigorosamente definiti.

Tutto questo cambia la concezione dell’universo: non più deterministico, ma causale, non più necessario ma contingente. In poche parole, il mondo è come lo vediamo, ma potrebbe essere diverso da come è. Da qui il passo è breve. Egli credeva negli dei ma, secondo lui, gli dei stessi non si interessano per nulla al mondo degli uomini. Gli dei sono beati e incorruttibili, non si mischierebbero mai con il miserabile genere umano. Nessuna speranza: gli dei sono immortali, gli uomini sono mortali.

Non ci sono fini universali, ma l’unico fine è la vita. L’asse del finalismo da teologico diventa immanente: la vita ha come fine se stessa.

Scusate per la lunga introduzione, andiamo al fulcro del discorso. La domanda è: bisogna conseguire la felicità nella vita terrena come fine ultimo ( Eudaimonia ) o vivere nella speranza di una vita ultraterrena in virtù e nel rispetto di un ordine e di una legge superiore a cui conformarsi ?

Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gl’insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell’uomo borioso, le angosce del respinto amore, gli indugi della legge, la tracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale? Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte – la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore – a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d’altri che non conosciamo?
(Essere o non essere - William Shakespeare)

17 comments on “Felicità: in questo mondo o nell'altro?”

  1. Perche' non citare anche il filosofo Lorenzo Cherubini in arte "jovannotti" che declamava a squarciagola .....

    E' qui la festa ?

    La riflessione è ottima il pensiero debole la vita breve. Pensarci è importante rispondere ...bhe!! 🙂 temo di no...

  2. E' quello che stò cercando di capire da un 27 anni circa..

    Personalmente per ora penso ci sia qualcosa dopo la morte, ma a me non interessa collegare quello che faccio qui con quello che succede dopo. Qui mi comporto e agisco come meglio credo sia, per me.. per gli altri, con il metro di giudizio che mi sono creato.

    Del resto il girone degli ignavi è quello in cui Dante mi collocherebbe 🙂

    Ma qui con un solo post affronti miliardi di problematiche, mi sta esplodendo il singolo neurone di cui sono dotato e la mia logorroica personalità stà per prendere il sopravvento.. rimando ad altri giorni và 🙂

    ps.
    Veramente bel blog!

  3. Lo conosco! è lui!!! ci esco la sera è un mio amico, è normale e non folle come sembra 🙂
    L'autore di npensieri ovviamente ...
    E' molto condivisibile il suo pensiero, sopratutto la parte "rincorrere i piaceri dei sensi" ... l'ansia della soddisfazione ... senz'altro l'equilibrio fisico è sotteso a quello mentale ma se corpo e mente vanno di pari passo la felicità è, for me, la realizzazione di se stessi nella dimensione mentale (da cui il virtuosismo necessario di cui parlavi) e la soddisfazione fisica dei sensi ... non si può prescindere da uno dei 2 aspetti ... la parte mentale genera equilibrio, quella fisica crea delle tensioni positive effimere la cui somma nel tempo è sinergica all'equilibrio di cui sopra ... infine, mio personale punto di vista, stiamo parlano di SERENITA' ... la felicità è l'apprezzamento di una variazione di stato ... da 0 a 1 ... dallo studente alla laurea .. da disoccupato a impiegato ... è effimera .. da cui la necessità di provarci sempre con la vita: buttarsi, rischiare, lanciarsi con la speranza di vivere questo gradiente di cambiamento la cui escursione è la felicità ... la derivata prima di una funzione ... approdati alla laurea si è sereni non più felici, così come l'aver trovato lavoro (si è felici nel passaggio da disoccupato a lavoratore, poi si è sereni e occorre altro ancora per alimentare questa pianta della felicità ...) ... all this in my opinion, ma ne sono molto convinto .. sperimentato con successo sulla mia pelle 🙂 ... bye

  4. Bel post ma anche triste, è solo la paura di cosa c'è dopo la morte che ci fa muovere?
    Vincenzo dà un altro spunto, quei momenti di felicità (o di libertà) a cui seguono periodi di serenità.
    Il ricordo di quei momenti e il desiderare che riaccadano mi muove e spero che dopo la mia morte quella sia per me una cosa stabile, una gita in montagna senza fatica.

    Speranza sì, sopportazione per il futuro, ma non per paura di una perdita ma per un compimento.

  5. x Vincenzo
    a volte si va in treno con la speranza di conoscere una bella ragazza e invece bisogna accontentarsi di trovare un amico…:)

    Axmax: pensavo che avremmo chiuso la questione una volta per tutte con una risposta definitiva…:)

    Per quanto riguarda le problematiche sollevate negli altri commenti, come Vhailor1980, credo molto nel valore delle nostre azioni qui,sulla terra.
    Diffido del commercio fede-vita eterna, sacrificio della vita terrena - vita eterna… Fede in Dio dove non posso arrivare io, ma non fede acritica o matrimonio con un’istituzione che mi permetta una scalata sociale, fede vera e soprattutto amore per il prossimo.
    Forse il monologo di Amleto è un po’ riduttivo in questo senso, però viene alla luce la differenza tra istituzioni religiose umane, che in qualche caso devono vendere, comprare, appoggiare il potere e fede come ricerca vera di Dio.

    Per ora mi fermo qui…
    CIAO!

  6. Ciao, C'è solo una via ed è quella dell'AMORE.
    Dal momento che ho incominciato a guardare la realtà della mia vita con lo sguardo rivolto verso Gesù, ho capito che non bisogna porsi domande, ma
    amare a trecentosessanta gradi.E' tutto, un caro saluto da Lù

  7. Molto interessante, questa riflessione.
    Sto dalla "parte" di Epicuro:
    "la vita è bella: essa stessa è un piacere; respirare è felicità, dà un senso di pienezza non bisogna cercare nulla, solo il saper godere dell’esistenza."
    IL senso della vita? Non ne ha,se non la vita stessa, credo.
    Capire che non c'è niente da capire. Non è ancora capire, ma è già qualcosa.
    Un sorriso quiedora
    Mister X di Comicomix

  8. ciao piccolalù l’Amore è la via più diretta e quella suprema, ma amare veramente in modo disinteressato, al di là delle apparenze, degli interessi, delle necessità, dell’egoismo è la cosa più difficile…perciò ponendomi domande cerco di togliere tutti gli orpelli che infestano, confondono, deviano, soffocano il nostro cuore e la nostra mente.
    Sì, se riuscissi a "vedere" Gesù non mi farei tutte queste domande.

    Mister X di Comicomix: io non ci sto capendo più niente...:)

    CIAO!

  9. Starei ore a leggerti. Mi rilassa e mi fa sentire a casa. Due anni fa ho sperimentato la felicità del sentire il respiro entrare, abitarmi, ed uscire da me. E' una sensazione bellissima, quando è tranquilla e consapevole. Peccato che poi le giornate ti tritino di stress(inutile ma inevitabile). Leggendoti, me l'hai ricordato. E ri-respiro con la consapevolezza che la vita è respiro(sembra banale vero, detto così?). Respirare è nutrirsi del circostante. E nutrirsi del circostante è accettare ciò che c'è. Molto vicino all'amore, ma la strada è lunga. Grazie.

  10. Questa vita non significa nulla, è solo un aggregato di nulla diabolico, un coacervo di assurdo. Il vasto universo sensibile è l'Inferno, il Tartaro, l'Ossop. Ci sono vari tipi di umani. Tra questi le genti mondane e i Farisei, che adorando la materia ne seguono il destino nel disfacimento. Per le genti mondane non esiste altro che il piacere compulsorio, sono prese da un delirio infantile di onnipotenza, ghettizzano e perseguitano coloro che non seguono il loro modo di vegetare. I Farisei rappresentano la Legge malvagia e incarnano l'ipocrisia sociale, il loro scopo è soffocare la Verità. Non mi confondo con questi esseri, perché cerco una via d'uscita che permetta allo spirito di liberarsi per sempre dalla sua prigionia.

  11. A Epicuro non sarebbe piaciuta la fama del suo nome nei secoli. Era una persona onesta, cercava la liberazione dal dolore, come Buddha, come i Buoni Uomini. I suoi fasti consistevano in qualche fico, un po' di formaggio fresco e di vino novello.

  12. Axmax Forse lorenzo Cherubini non lo sa ma c'è una breve composizione di Tagore che fa:

    Benvenuto al festival di questo mondo!
    La tua vita è benedetta!

  13. "Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gl’insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell’uomo borioso, le angosce del respinto amore, gli indugi della legge, la tracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale? Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte – la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore – a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d’altri che non conosciamo?
    (William Shakespeare)"

    Questo lo scopo della religione?
    Che cosa ha a vedere con la Verità e la sua ricerca?

    Mara nada

  14. Ciao Rossana,
    la tua testimonianza è preziosa ed importante, mi dai la conferma di quello che penso e, a volte, sento. Grazie.

    Antares sai che anche a me non piace eccessivamente la mondanità estrema. Sono d’accordo con te, ma bisogna cercare di farlo capire anche a chi è vittima dell’illusione.
    un saluto

    Mara bisogna approfondire l’argomento…approfondiremo…

  15. Una definizione molto "tecnica" della felicità è la citazione nel mio post del 11 Settembre ... è una provocazione "da ingegnere" ma a me piace molto: complimenti per l'esauriente trattazione del tuo post

    Ciao

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