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I sofisti e i filosofi della verità

Introduzione al confronto tra sofisti e filosofi

Contesto storico e culturale del V secolo a.C.

Siamo in Grecia, intorno al V secolo a.C., il mondo filosofico e culturale poggia su semplici, ma inamovibili pilastri: la corrispondenza tra pensiero/parola/realtà, l'esistenza delle divinità e la ricerca di una Verità assoluta. Questi principi fondamentali formano il substrato su cui si innestano le riflessioni dei pensatori dell'epoca, i quali, pur condividendo un comune terreno di partenza, divergeranno radicalmente nel loro approccio alla conoscenza e alla realtà.

Dilemmi filosofici e sofferenza esistenziale

I filosofi greci si confrontano con due grandi questioni: l'origine della molteplicità dall'Uno e la possibilità del divenire in contrapposizione alla staticità della ragione. Questi dilemmi non sono solo speculazioni astratte, ma rappresentano una fonte di sofferenza esistenziale per lo spirito greco, che cerca di conciliare l'osservazione del mondo mutevole con l'aspirazione a una conoscenza stabile e definitiva. La tensione tra l'esperienza sensibile e la ricerca di una verità immutabile diventa il fulcro attorno al quale ruotano le riflessioni dei pensatori di questo periodo, portando alla nascita di scuole filosofiche con visioni del mondo profondamente differenti.

La visione parmenidea dell'Essere

Il pensiero di Parmenide e il principio di non-contraddizione

Parmenide, filosofo greco del V secolo a.C., si distingue per aver introdotto un pensiero razionale che si allontana dalle spiegazioni mitologiche e si avvicina a un'indagine basata sulla logica formale. Il fulcro del suo pensiero è il principio di non-contraddizione, secondo il quale un'affermazione non può essere contemporaneamente vera e falsa. Questo principio è essenziale per comprendere la natura dell'Essere, che Parmenide descrive come immutabile e unico.

L'Essere, per Parmenide, è immobile, poiché ogni movimento implicherebbe un divenire che lo renderebbe non-essere. È Uno, in quanto non può coesistere con un altro essere senza cadere nel non-essere. È eterno, perché ogni concezione di nascita o morte implicherebbe un passaggio dal non-essere all'essere o viceversa, cosa inconcepibile. Infine, l'Essere è indivisibile, poiché ogni divisione introdurrebbe il non-essere.

Coincidenza tra Essere e pensiero

Il pensiero di Parmenide giunge a una conclusione rivoluzionaria: l'Essere e il pensiero coincidono. Ciò che è pensato esiste necessariamente e non può essere falso, a meno che non sia corrotto dalle impressioni soggettive. In altre parole, il pensiero puro, non influenzato dai sensi, è sempre vero e conduce alla comprensione della realtà. Questa visione implica che il pensiero non può essere falso e che il non essere, o il nulla, è inconcepibile e quindi impensabile.

Questa stretta relazione tra pensiero e realtà stabilisce un legame indissolubile tra ciò che è razionalmente concepibile e ciò che è effettivamente esistente. Per Parmenide, quindi, la via per accedere alla verità non passa attraverso i sensi, ma attraverso l'esercizio della ragione, che può discernere l'Essere dal non-essere e guidare l'uomo verso la conoscenza della realtà ultima.

La sfida dei sofisti: relativismo e soggettività

i sofisti

Protagora e il relativismo cognitivo

Protagora, con la sua celebre massima "l’uomo è misura di tutte le cose", inaugura una rivoluzione epistemologica che si distacca nettamente dai pilastri della filosofia precedente. Questa affermazione introduce una misura soggettiva della verità, negando di fatto l'accesso a una realtà ultima oggettiva. Secondo Protagora, la verità non è più qualcosa di esterno e indipendente dall'individuo, ma è intrinsecamente legata alla percezione e all'esperienza personale. In questo modo, il filosofo sofista apre la strada a un relativismo cognitivo, per il quale la conoscenza non è universale ma varia da soggetto a soggetto. La realtà, pertanto, non è unica e immutabile, ma è piuttosto un insieme di realtà individuali e mutevoli, ciascuna convalidata dalla propria esperienza sensoriale e intellettiva.

Gorgia e l'inconoscibilità dei principi primi

Gorgia, un altro esponente di spicco del movimento sofistico, porta alle estreme conseguenze il rapporto tra realtà e conoscenza. Egli sostiene che, in primo luogo, nulla esiste; e se anche esistesse qualcosa, questo non sarebbe comprensibile all'uomo. Infine, ammettendo l'ipotetica comprensibilità di un qualcosa, questo sarebbe comunque incomunicabile. Con queste provocatorie tesi, Gorgia attacca le fondamenta stesse della possibilità di conoscenza e comunicazione. La sua posizione estrema sull'inconoscibilità dei principi primi mina la fiducia nella capacità umana di accedere a una verità oggettiva e assoluta. La conoscenza, secondo Gorgia, è un'illusione, e la comunicazione è un gioco retorico che non ha a che fare con la trasmissione di verità universali, ma piuttosto con la persuasione e l'arte del discorso.

L'arte sofistica e il suo impatto culturale

La retorica e le discipline dei sofisti

I sofisti, maestri dell'argomentazione e del discorso, si dedicarono con fervore allo studio del linguaggio, considerandolo lo strumento fondamentale per la comprensione e la manipolazione della realtà. La retorica, l'arte della persuasione, divenne la loro disciplina cardine, poiché permetteva di plasmare l'opinione pubblica e di prevalere nelle assemblee e nei tribunali. La poesia, con la sua capacità di evocare immagini e sentimenti, era vista come un potente mezzo per influenzare le masse. La grammatica, ovvero lo studio sistematico della lingua, forniva gli strumenti per analizzare e costruire discorsi efficaci. Infine, l'eristica, l'arte della disputa e della dialettica, era utilizzata per confutare gli avversari e dimostrare la propria superiorità intellettuale.

Queste discipline, incentrate sull'eloquenza e sull'efficacia comunicativa, si contrapponevano agli studi più scientifici dei filosofi, i quali cercavano di indagare la realtà ultima attraverso l'osservazione e la logica. I sofisti, invece, puntavano a sviluppare la capacità di argomentare qualsiasi posizione, indipendentemente dalla sua veridicità ontologica.

L'educazione e la professione dell'insegnante

I sofisti rivoluzionarono il concetto di educazione, introducendo l'idea dell'educatore per professione. L'istruzione non era più un privilegio riservato alle classi nobiliari, ma diventava accessibile a chiunque potesse permettersi di pagare per i servizi di un maestro. Questo approccio pragmatico all'educazione sottolineava l'importanza della formazione retorica e dialettica come strumenti per avere successo nella vita pubblica e privata.

Con la loro attività itinerante, i sofisti osservarono che i valori e le tradizioni variavano notevolmente da una polis all'altra. Questa constatazione li portò a relativizzare le tradizioni e i valori antichi, promuovendo un pensiero più critico e meno legato al passato. Inoltre, la loro tendenza a umanizzare le divinità o a metterne in dubbio l'esistenza li rese controversi, spesso accusati di corrompere i giovani e di minare le fondamenta della società.

L'approccio sofistico all'educazione, con la sua enfasi sulla retorica e sull'adattabilità intellettuale, ha lasciato un'impronta indelebile nella cultura occidentale, influenzando il modo in cui concepiamo l'insegnamento e il ruolo dell'educatore nella società.

La risposta dei filosofi: Platone e Aristotele

Platone: tra Parmenide e i sofisti

Platone, discepolo di Socrate e maestro di Aristotele, si trova a navigare in un contesto filosofico in cui la tensione tra la ricerca della verità assoluta e il relativismo sofistico è palpabile. Accogliendo alcune innovazioni sofistiche, Platone non si limita a una riproposizione della dottrina parmeneidea, ma propone una serie di gradazioni che mediano tra il mondo dei principi e quello della realtà sensibile.

Nella sua teoria delle Idee, Platone postula l'esistenza di un mondo intelligibile, separato e superiore a quello percepito dai sensi. Le Idee o Forme sono archetipi immutabili e perfetti, di cui le cose sensibili sono solo copie imperfette. Questa visione si oppone al relativismo dei sofisti, secondo cui la conoscenza è soggettiva e dipendente dalle percezioni individuali.

Platone, tuttavia, riconosce il valore del mondo sensibile, non relegandolo a mera illusione, ma considerandolo partecipe, seppur in modo imperfetto, del mondo delle Idee. La realtà percepita diventa così una sorta di ponte tra l'umano e il divino, tra il divenire e l'Essere. Questa concezione permette a Platone di salvaguardare la ricerca della verità, pur ammettendo la complessità e la sfida rappresentata dalla molteplicità delle opinioni umane.

Aristotele e l'esclusione dei sofisti dalla filosofia

Aristotele, allievo di Platone, assume una posizione ancor più critica nei confronti dei sofisti. Egli sostiene che, non indagando i principi primi, i sofisti non possono essere considerati filosofi. La loro attenzione si concentra sull'arte della persuasione e sul linguaggio, piuttosto che sulla sostanza e sulla struttura della realtà.

Per Aristotele, la filosofia deve occuparsi di causali e principi, e deve cercare di comprendere la realtà in termini di cause materiali, formali, efficienti e finali. La sua critica ai sofisti è radicale: le loro tesi non necessitano di confutazione perché sono basate su errori logici e paralogismi. Aristotele, con la sua logica, cerca di stabilire un metodo rigoroso per distinguere il vero dal falso, e per lui, i sofisti non offrono alcun contributo valido a questo processo.

La filosofia aristotelica si pone quindi come un rigoroso sistema di pensiero, che mira a una conoscenza oggettiva e universale. Aristotele rifiuta il relativismo e l'individualismo dei sofisti, proponendo invece una visione in cui il mondo esterno è conoscibile e la verità è accessibile attraverso la ragione e l'osservazione empirica.

Rivalutazione contemporanea dei sofisti e il loro legame con la modernità

La negazione dei principi universali

I sofisti, figure storiche della filosofia antica, sono stati a lungo oggetto di critica per il loro approccio relativistico alla conoscenza e alla verità. Tuttavia, in tempi recenti, essi hanno goduto di una rivalutazione significativa, soprattutto per il loro contributo alla critica dei principi universali. La loro posizione filosofica, che pone l'accento sull'individualità e sulla soggettività dell'esperienza umana, risuona con le correnti di pensiero postmoderne che enfatizzano la pluralità delle prospettive e la costruzione sociale della realtà.

I sofisti hanno contestato l'idea che esistano verità fisse e immutabili, accessibili attraverso la ragione pura. Invece, hanno sostenuto che ciò che consideriamo vero è fortemente influenzato dal contesto culturale, dalle circostanze individuali e dalla persuasione. Questa negazione dei principi universali ha aperto la strada a una comprensione più dinamica e flessibile della conoscenza, che riconosce l'importanza del linguaggio e della retorica nella formazione delle nostre convinzioni.

Implicazioni etiche e politiche del sofismo

Il rifiuto dei sofisti di accettare valori universali e la loro critica alla normatività scientifica hanno profonde implicazioni etiche e politiche. In un mondo dove la verità è vista come relativa e soggettiva, le basi stesse dell'etica e della politica vengono messe in discussione. La sfida sofistica aiuta a comprendere come le convinzioni morali e le leggi politiche possano essere viste come prodotti di convenzioni sociali piuttosto che espressioni di verità oggettive.

Questa prospettiva ha influenzato il pensiero contemporaneo, portando a un maggiore scetticismo riguardo alle affermazioni di autorità universale e a una maggiore attenzione verso le narrazioni e le strategie discorsive che formano il tessuto della vita sociale e politica. In questo contesto, la capacità di argomentare efficacemente e di convincere gli altri diventa una competenza cruciale, proprio come i sofisti avevano anticipato con il loro insegnamento sull'arte della retorica.

In conclusione, la rivalutazione dei sofisti nella filosofia moderna non solo rende giustizia a una tradizione di pensiero spesso fraintesa, ma offre anche strumenti critici per navigare le complesse questioni etiche e politiche del nostro tempo.

L'uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono.
Protagora
"Tutte le cose che si credono o appaiono sono vere, necessariamente tutte le cose sono vere e false."
Protagora
" … Orbene io ti dirò, e tu ascolta accuratamente il discorso, quali sono le vie di ricerca che sole sono da pensare: l'una che "è" e che non è possibile che non sia, e questo è il sentiero della Persuasione (infatti segue la Verità); l'altra che "non è" e che è necessario che non sia, e io ti dico che questo è un sentiero del tutto inaccessibile: infatti non potresti avere cognizione di ciò che non è (poiché non è possibile), né potresti esprimerlo.… Infatti lo stesso è pensare ed essere."
Parmenide
"Nessuna cosa avviene per caso ma tutto secondo logos e necessità."
Eraclito
"In principio era il Verbo
e il Verbo era presso Dio
e Dio era il Verbo
Questi era in principio presso Dio."
Vangelo di Giovanni
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