Socrate
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“Io non vado intorno facendo nient’altro se non cercare di persuadere voi, e più giovani e più vecchi, che non dei corpi, dovete prendervi cura, né delle ricchezze né di nessuna altra cosa prima e con maggiore impegno che non dell’anima in modo che diventi buona il più possibile, sostenendo che la virtù non nasce dalle ricchezze, ma che dalla virtù stessa nascono le ricchezze e tutti gli altri beni per gli uomini, e in privato e in pubblico” |
Indice
- Introduzione al pensiero di Socrate
- Socrate nella storia di Atene
- Il messaggio di Socrate e la condanna
- La morte di Socrate
- Socrate ascetico?
- Ironia Socratica
- Aporia socratica
- Il “che cosa è?” di Socrate
- Socrate e l’arte
- Socrate e Santippe
Provate a prendere un’enciclopedia di filosofia organizzata per autori, in cui ogni volume è dedicato ad un filosofo. Mettete i libri impalati uno sull’altro,in ordine cronologico ascendente.
Togliete Kant, la torre si sbilancia.
Togliete Aristotele, qualche libro cadrà.
Provate a togliere Platone: gran parte dei mattoni scivoleranno via.
Togliete Socrate. Vedrete che, irrimediabilmente, tutta la torre crollerà. Non rimarranno che macerie. Socrate è il pilastro della filosofia occidentale. È il Gesù Cristo della filosofia.
Nonostante la sua importanza, la ricostruzione del pensiero e della vita di Socrate ha creato non pochi problemi agli storici della filosofia. In primis, perché Socrate non ha lasciato nulla di scritto. Il suo insegnamento è stato orale. Nonostante ciò, è riuscito a lasciare un’impronta indelebile nel pensiero, nella cultura e nella storia dell’Occidente.
La scelta di affidarsi alla sola oralità, è dovuta sia a motivazioni storiche sia ad una scelta filosofica.
Storicamente, siamo in un’epoca (V-IV a.c.), di passaggio tra la tra una tradizione culturale orale ed una tradizione scritta, che s’imporrà definitivamente con i sofisti e con Platone (anche se la scrittura di Platone è simile al discorso orale).
Dunque la scelta di Socrate si va a contrapporre ad una tendenza che, nella sua epoca, si stava affermando.
Perché pensa che l’oralità si adatti di più alla filosofia?
Il metodo socratico, a differenza di quello dei sofisti, si basava sul confronto dialettico. La verità non può essere esposta, come in un trattato, ma nasce da un dal confronto. Nessuno possiede la verità. Ma collaborano, dialogando, possiamo inseguirla.
Coloro che scrivono, sicuri delle proprie idee, discorsi persuasivi e ripetitivi, lo fanno per convincere e non per amore del vero.
Socrate contrappone alla retorica (l’arte della persuasione) dei sofisti, il dialogo maieutico e dialettico (sviluppato successivamente da Platone, che ne farà uno dei punti cardine della sua filosofia). Egli critica la fissità della scrittura, quell’immagina che sembra viva, ma che in realtà non può parlare. Una volta scritto, il discorso, avrebbe sempre bisogno del padre per lasciarsi comprendere.
Come potrebbero i defunti difendere le loro idee dalle interpretazioni dei dotti?
Di quelli che hanno bisogna della carta scarabocchiata da altri, per forgiare le loro idee così poco originali. La scrittura rischia di formare ombre di sapienti e non sapienti veri.
Pensate anche a Gesù e Buddha. Anche loro non hanno scritto nulla. Sono i loro discepoli (a volte nemmeno contemporanei) che hanno sentito il bisogno di scrivere. Ma la scrittura da strumento di diffusione delle idee del Maestro, rischia di diventare Dogma; e l’insegnamento può perdere la sua vena spirituale, per rimanere puramente intellettuale.
È importante capire che loro non miravano a creare dei dotti, ma a costruire degli uomini.
L’interesse principale di Socrate è etico e umano, non scientifico. Anche se Socrate ha dato un notevole contributo alla scienza, sarebbe un grave errore pensare che i suoi ragionamenti abbiano come fine la costruzione di una scienza esatta (è banale capire che i tempi non erano maturi per la costruzione di una scienza rigorosa). Per lui “molte sono le cose meravigliose, ma nessuna più meravigliosa dell’uomo” (Sofocle). Il suo interesse centrale è l’uomo, non la natura.
Che la sua grandezza sia andata ad intaccare tanti altri ambiti del sapere è un corollario,non l’intento principale (o comunque frutto dell’enorme curiosità caratteristica di persone come Socrate). Non aver capito questo, e tentare di sistematizzare sul piano scientifico il pensiero socratico significa non averlo compreso.
Il suo messaggio si riferisce al singolo uomo, non alle masse; ad una precisa collocazione geografica, non al mondo intero; ad un preciso intervallo temporale, non all’eternità; ma paradossalmente, proprio questa sua specificità lo rende eterno ed immortale.
Il dialogo socratico procede per domande e risposte. Socrate non proponeva delle verità, ma cercava di “punzecchiare”, aiutando gli interlocutori a perfezionare la loro indagine, la ricerca.
I suoi discorsi non avevano punti fermi, ma si adattavano alla situazione, all’interlocutore. In altre parole, la validità delle proposizioni dipende dal contesto, e da questo, non può mai essere svincolata.
E, per tali motivi, la scrittura era lontanissima dal suo ideale filosofico.
Il suo scopo non era quello di indottrinare il prossimo, egli voleva che le persone imparassero a pensare con la propria testa. Da una parte, cercava di demolire chi bramava di imporre le proprie idee; dall’altra stimolava gli individui a formarsi un proprio pensiero ed una propria identità, attraverso il confronto ed il dialogo, evitando di abbracciare idee già confezionate da qualcun’ altro.
Socrate affermava di non essere maestro di nessuno e credeva che ognuno dovesse trovare se stesso nella propria individualità. Egli pensava di non aver nulla da insegnare, ma se qualcuno voleva parlare con lui, povero o ricco, umile o potente che fosse, lui era sempre disponibile.
Nel Teeteto, Socrate viene paragonato ad una Levatrice. Egli, con la maieutica (arte della levatrice) cerca di far partorire nuove idee ai suoi interlocutori. Pensiamo alla differenza con il metodo dei sofisti. Da un lato, i sofisti preparano i discorsi per convincere, per guadagnare soldi, insomma, per acquisire ricchezze in terra. Mentre Socrate aiuta gli altri a tirar fuori la verità, per amore della verità. Senza chiedere nulla in cambio. Anzi, in realtà, il dialogo per lui era un’ ottima ricompensa. Era l’attività che lo rendeva più felice. E anche prima di morire era convinto che, “andandosene di là”, avrebbe trovato qualcuno, più capace di lui, con cui dialogare.

Anche nella Scuola di Atene di Raffaello, Socrate è intento a dialogare.
Caratteristico del metodo maieutico è la brachilogia (discorso breve), in opposizione ai lunghi discorsi dei sofisti. E fondamentale è la famosa ironica socratica. Essa è costituita da battute brevi e taglienti che mettono in mostra la superbia e l’ignoranza degli avversari, la fallacia dei loro argomenti e delle loro convinzioni. Oppure, usata in maniera più benevola era un mezzo usato da Socrate per formare i suoi “allievi”. (Per approfondire ironia socratica)
La netta antitesi tra Socrate ed i sofisti viene descritta da Platone nel Protagora. (481-415),il nome di uno dei più grandi sofisti. Protagora ha coniato l’espressione “L’uomo è la misura di tutte le cose“, che racchiude il suo pensiero. Egli, ed i sofisti in generale, sono scettici sul piano della conoscenza etica. Non esiste una verità che l’uomo può scoprire,ma ognuno ha la propria verità e tutte hanno lo stesso valore. Concezione filosofica che viene definita Relativismo.
Una famosa antilogia di Protagora è: la malattia è un bene, la malattia è un male; infatti la malattia è un bene per il medico perché gli permette di guadagnare, ma è un male per il malato.
In questo senso la verità diventa pragmatica: l’utile è l’unica possibilità che permette la scelta. Mentre per Socrate è possibile, attraverso il ragionamento, arrivare ad una verità. Tutte le scelte non sono equivalenti, ma ci sono ragionamenti più giusti di altri, e quindi più veri.
L’antitesi Socrate-Protagora è tra scrittura e oralità, tra monologhi e confronti con domande e risposte; tra persuasione e ricerca, tra amore per i beni materiali e cura dell’anima.
Ma lo conflitto è anche tra un sapere che si basa sull’ostentazione della sicurezza, ed uno che pone al centro la vera comprensione e l’umiltà.
“O Ippia, sei un uomo davvero fortunato se , ad ogni Olimpiade puoi entrare nel tempio, così certo di possedere la sapienza nel tuo animo, e resterei veramente stupito se qualche atleta andasse a gareggiare con altrettanta sicurezza e fiducia nel proprio fisico, quanta tu ne hai nella mente” Ippia Maggiore – Platone
È singolare che Socrate, pur credendo che esista la verità, sia più umile di chi abbracci il relativismo.
Nella storia chi ha creduto nella verità, in molti casi, ha costruito dei sistemi dogmatici (anche il Platone della maturità, ormai lontano da Socrate, ha commesso questo errore) . Socrate è un caso unico. Segue la verità, ma non ha bisogno di adagiarsi su certezze assolute. La sua è una verità che va inseguita, e può essere sempre messa in discussione. Una verità analitica, puntuale, non metafisica e globale.
Il dialogo Ippia Maggiore si apre con una lode di Eudico al discorso tenuto da Ippia sui poemi Omerici. Tutti i presenti rimangono impressionati dalla sua sapienza. Tranne Socrate che si prende quasi gioco del discorso ricco, ma in fondo vuoto, del sofista. E proseguendo, con il suo solito modo di porre domande, Socrate mette in evidenza che, scavando, e andando alla sostanza, Ippia è costretto a mostrare tutta la sua ignoranza. Non stiamo parlando di cose astruse, penso che molti lettori avranno riconosciuto dei fenomeni visibili ancora oggi: il marketing e la politica, si basano sugli stessi principi della sofistica!
Un’altra contrapposizione che emerge tra la dottrina socratico-platonica e la scuola sofistiche è sul ruolo dato alla memoria nell’ambito del sapere.
È meglio essere enciclopedie ambulanti o sapere ragionare?
Qualcuno direbbe, è meglio saper fare entrambe le cose. Il problema è che, essendo il nostro tempo e la nostra mente limitati,chi si dedica a studi mnemonici non ha il tempo di migliorare le capacità di ragionare e viceversa.
Ippia fu celebre per il suo sapere enciclopedico e per questo riusciva ad ammaliare la gente con i suoi discorsi. Era contrario all’antilogia e alla retorica, usate dagli altri sofisti, ed insegnava la mnemotecnica, l’arte di memorizzare. A cui dedicava tutte le sue energie. Chissà cosa direbbe oggi, alla luce del progresso tecnologico che permette di memorizzare in dispositivi delle dimensioni di solo libro, tutto il sapere dei suoi tempi!
Certamente Ippia è capace, stimato anche da Platone, ma gli manca l’acume e l’intelligenza creativa di Socrate. Quando Socrate porta il discorso a livello speculativo, gli riesce difficile anche solo comprendere di cosa stia parlando.
Mentre a Socrate non interessa essere colto,ostentare il suo sapere con dettagli (forse inutili) usa il proprio bagaglio culturale,che tuttavia era notevole, solo per supportare i propri ragionamenti. Nel caso sofistico,il bagaglio culturale è tutto. Nel caso socratico è solo un supporto al “corretto ragionamento” . Anche per questo, successivamente, Platone darà molta importanza alla matematica. Un disciplina che si fonda sul ragionamento più che sulla memoria (è molto più facile ricordare una formula, che,in caso di necessità, si può ricavare da altre formule, piuttosto che ricordare delle date che non hanno alcuna relazione logica).
Un altro punto in cui la distanza tra Socrate ed i sofisti non poteva essere maggiore, è quello del denaro.
“Se infatti tu sapessi quanto denaro ho guadagnato io, ti meraviglieresti” – afferma Ippia.
E Socrate risponde:
“Tra i sapienti del passato, nessuno mai ritenne giusto riscuotere denaro come ricompensa, né dare dimostrazione delle sue doti davanti a uomini di ogni genere;erano tanto ingenui e schietti che sfuggiva loro il grande valore del denaro!”
A questo punto bisogna fare una sottile considerazione. Il fatto che Socrate e Platone biasimino chi vende i propri discorsi, dipende anche dalla loro condizione sociale. Infatti, i filosofi greci appartenevano all’aristocrazia e non avevano bisogno di lavorare per vivere. Alla città dovevano ubbidienza e, in caso di necessità, erano obbligati a partecipare alle guerre che coinvolgevano la città di Atene.
Occorre dire però, che Socrate critica l’atteggiamento di chi è schiavo del denaro ed è disposto a vendere le proprie idee e la propria competenza, pur di arricchirsi, senza valutare le conseguenze etiche delle proprie azioni. Socrate e Platone, partendo dalla loro posizione sociale, avrebbero potuto arricchirsi ancora di più, e non possiamo certo dire che non ne avessero la capacità. Invece, Socrate, alla fine della sua vita, si è ridotto in povertà per amore della ricerca disinteressata.
Socrate non era così ingenuo da pensare di vivere senza sostentamento materiale. Non era semplicemente interessato ad usare le proprie capacità per arricchirsi. Lui voleva sapere. Aiutare gli altri a capire. Cercava di far capire che la cura dell’anima è più importante di quella del corpo e del benessere materiale. Mentre i sofisti pensavo di poter piegare la verità ai propri scopi per poterne ricavare un profitto, Socrate era un servo della verità.
Questo non significa che un professore di filosofia, dovrebbe rinunciare al salario, significa che, per il vero filosofo (quantomeno in senso socratico), non dovrebbe contare né l’accumulare ricchezze né l’essere osannato dalle folle.
Dopo questa introduzione torniamo ad una esposizione più “wikipediana”.
Su Socrate, ci sono quattro fonti principali: Platone, Senofonte, Aristotele,Aristofane.
Ognuna di queste fonti dà un ritratto del personaggio Socrate, abbastanza diverso dalle altre.
Platone, che lo sceglie come protagonista di tutti i suoi dialoghi (a parte le Leggi), è allievo e amico di Socrate e, probabilmente, quello che ha meglio interpretato il suo pensiero. La critica ritiene che il Socrate dei dialoghi è platonizzato. Ma, a mio avviso, sarebbe meglio dire che il Platone dei primi dialoghi è socratizzato. In ogni caso, le due figure sono quasi indistinguibili.
“Le Nuvole” è il titolo di una commedia di Aristofane, che ha per protagonista Socrate. Nelle Nuvole, Socrate è rappresentato come un sofista, ma abbastanza strambo e bislacco e disinteressato delle cose terrene,anche se insegna come prevalere sugli altri per diventare ricchi.
Aristotele conosce Socrate solo dal punto di vista filosofico, attraverso Platone.
Il Socrate di Senofonte (storico greco) è moraleggiante e caustico. Dalla sua Apologia, esce un ritratto si Socrate alquanto diverso da quello tratteggiato da Platone.
Le difficoltà affrontate nella ricostruzione del pensiero socratico sono dovute alle differenti visuali delle fonti. Sembra che ognuno abbia visto Socrate con i suoi occhi. Questo è uno dei problemi che derivano dalla scelta di non lasciare un pensiero scritto. E dalla spessa filosofia “aperta” di Socrate. Ma è proprio questa la sua bellezza. E Socrate era ben consapevole che i suoi semi avrebbero dato frutti diversi.
Ma l’unico che aveva le possibilità di capire del tutto il messaggio filosofico di Socrate, è Platone (escluso Aristotele che però lo conosceva di “seconda mano”, e che comunque non la avrebbe mai capito come Platone). Ed era anche l’unico che poteva capire l’uomo Socrate.
La sua sensibilità filosofia e filantropica ci hanno dato un quadro abbastanza attendibile della figura socratica.
Socrate nasce ad Apolece nel 469 a.c., uno dei demi più grandi e popolosi di Atene. La madre Fenarete era una levatrice (da cui Socrate affermava di aver appreso l’arte di far partorire) , il padre Sofronisco era un marmorario. La sua famiglia era benestante, ma non apparteneva alla cerchia di persone più importanti della città.
Sembra che il padre abbia insegnato a Socrate, l’arte della scultura. Socrate ha seguito il percorso educativo riservato ai benestanti (paideia).
6-12 anni Musica e grammatica (la musica serviva anche per imparare a riconoscere i suoni di flauti e trombe che venivano usati per impartire i comandi).
12-18 anni ginnastica e addestramento fisico per preparare i giovani a combattere in formazione chiusa (opliti) .
L’educazione culturale era impartita dall’erasta (maestro del giovane).
Il rapporto tra erasta ed allievo è ambiguo. Da un lato la società greca condannava apertamente i rapporti omoerotici tra allievo e maestro, ma sembra che fossero pratiche largamente diffuse.
La crescita del giovane passava per due tappe fondamentali:
La consegna di una coppa, che simboleggiava la possibilità di partecipare ai Simposi (“banchetti fisolofici”).
La consegna si un’arma che simboleggiava, la capacità del giovane nell’arte militare.
Compiuti i 18 anni il giovane diventava efebo e frequentava il vero e proprio servizio militare fino ai 20.
Per capire il personaggio di Socrate, è importante inquadrare la sua vita nelle vicende storiche di Atene.
La polis aveva una struttura concentrica. La città al centro, circondata da mura e la campagna (La chora), coltivata dai contadini all’esterno delle mura. Il centro urbano era costituito dall’acropoli, (parte alta della città) centro della vita religiosa,politica e culturale, e dall’agorà (parte bassa) dove avvenivano gli scambi commerciali.
La parte più povera della città,dove vivevano artigiani e agricoltori, era chiamata asty.
E’ importante sottolineare che ad Atene, la partecipazione alla vita politica da parte dei cittadini era massiccia.
Sovente, gli incarichi politici venivano estratti a sorte. Usanza, che Socrate criticò aspramente. “È come se estraessimo a sorte il capitano di una nave”. Per lui erano le competenze che andavano valutate. Chi era più capace nell’amministrazione di una specifica funzione doveva ottenere quell’incarico. La democratizzazione di Atene inizia tara il IX e X a.c. . L’espansione commerciale e coloniale greca ha permesso una distensione dei legami tra coltivatori e aristocratici possidenti delle terre, segnando l’inizio della decadenza dell’aristocrazia terriera e la crescita di quella dei commercianti.
Nonostante ciò le forme di governo che si alternano ciclicamente sono essenzialmente la tirannide o l’oligarchia. Ma ,con l’andar del tempo, le attività dei campi si riducono decisamente e , a partire dal sesto secolo circa, una grande quantità di persone affluisce nel centro urbano favorendo la nascita della vera e propria democrazia.
Il regime democratico prevedeva la partecipazione all’Assemblea esclusivamente di coloro che godono della cittadinanza.
Quindi era fondamentale il conferimento dei diritti di cittadinanza nella città. In Atene potevano essere cittadini i soli maschi adulti, figli di padre e madre ateniesi liberi dalla nascita, in grado di combattere. Poiché solo chi era ricco poteva sostenere i costi per l’acquisto delle armi, la cittadinanza era riservata alle famiglie benestanti.
Socrate vive nell’ età di Pericle (477-428 circa) . Dopo l’invasione persiana (440 a.c.), devastante, ma respinta con successo (grazie alle scelte strategiche di Temistocle) si ha un rafforzamento notevole della flotta navale. Mentre l’esercito di terra era costituito esclusivamente da aristocratici benestanti, la classe povera (i teti) è il motore della flotta (in quanto rematori delle navi).
Le guerre persiane hanno lasciato un segno sulla città ateniese. L’Attica era stata
devastata, e tutti gli uliveti (da cui Atene traeva grandi economici vantaggi) erano stati distrutti. Anche l’economia cambia direzione. Il commercio diventa l’attività principale.
Pericle inizia una politica imperialistica, che avrebbe potuto favorire i nuovi sviluppi economici.
In queste condizioni la flotta è un’importante propulsore per l’economia l’espansione di Atene. Le classi inferiori si rendono ancora più consapevoli della propria importanza per la sopravvivenza della città di Atene e si acutizza il contrasto tra oligarchici e democratici.Le spinte provenienti dal basso sono appoggiate da Pericle e Efiate, gli uomini più influenti della città.
In questo contesto poltico, la vita culturale di Atene inizia ad avvicinarsi al suo massimo splendore.
L’acropoli viene ricostruita. L’erezione del Partenone e dei Proprilei (seppur non affrancate da tutti, per via delle spese elevate) dà un nuovo senso di potenza e splendore culturale ad Atene.
Figure di spicco come Fidia (uno dei più grandi scultori di tutti i tempi), l’architetto Ictino e il filosofo della natura Anassagora sono richiamati dalla magnificenza di Atene.
È in questo quadro che i sofisti costruiscono la loro fortuna. Una città in cui la partecipazione alla vita politica è estesa a gran parte dei cittadini, diventa importante saper persuadere.
Come abbiamo detto,i sofisti giustificano la loro condotta a livello filosofico con lo “scetticismo etico”. Dato che non ci sono verità in ambito morale, ognuno può e deve imporre la sua, può piegare la volontà altrui, ai suoi scopi, con le armi della retorica. È lecito trarre profitto per mezzo delle abilità oratorie, fino al limite di usare tutti i mezzi leciti o quasi leciti.
Gorgia, il più grande retore dell’epoca, usava la sua retorica per piegare l’assemblea alla sua volontà. Partendo da premesse comunemente accettata dai “più”, riusciva a portarli nella direzione da lui scelta, attraverso l’uso di lunghi, pomposi e affascinanti discorsi (macrologia).
In questo quadro si inserisce il giovane Socrate. Nel 450 a. c., quando ha circa venti anni, termina l’Efebia (servizio militare) e acquista il diritto di voto di partecipare alla guerra ed all’assemblea.
Allievo di Archelao (seguace di Anassagora) sembra più interessato alla indagini riguardanti l’uomo, piuttosto che a quelle sulla natura.
Su Socrate ci sono molti aneddoti, al confine tra realtà e mito.
Si dice che avesse una resistenza impressionante al freddo e che fosse la “disperazione dei calzolai”, perché andava sempre in giro scalzo.
In guerra era, a dir poco, valoroso. Platone nel Simposio, fa raccontare ad Alcibiade (un valoroso condottiero di guerra, amico ed allievo di Socrate) come Socrate gli abbia salvato la vita nella battaglia di Potidea del 433 (vinta a fatica da Atene contro la città di Potidea appoggiata da Corinto) e rifiutò il premio per quella battaglia in favore dello stesso Alcibiade.

Canova – Socrate salva Alcibiade a Potidea
Nella stessa battigia avvenne uno strano episodio. Restò immobile in trincea, per un’intera giornata in uno stato di “trance”. Sembra che fosse impegnato nell’ affrontare un problema speculativo, che non riusciva a risolvere.
Pare che abitualmente entrasse in questi stati di meditazione:
“In nostro Socrate si è appartato ed è fermo nel vestibolo della casa dei vicini; malgrado l’abbia chiamato, non è voluto entrare”
“Dici una cosa proprio strana – rispose Agatone – ; chiamalo di nuovo e non lasciarlo”.
E Aristodemo racconta di aver detto:”non fate assolutamente niente, ma lasciatelo stare. Infatti, questa è una sua abitudine: talvolta si tira da parte, dove capita, e sta fermo là…”
Nell’Atene di quei tempi, i Simposi erano delle faste a carattere intellettuale. C’era un tempo in cui pensiero e divertimento erano strettamente legati. Sorseggiando vino e banchettando ci si confrontava, si “creava sapere”.
Il simposio di Platone è una delle più grandi opere della letteratura di tutti i tempi. Il tema centrale è l’ amore.
Ancora una volta, Socrate dà prova delle sue grandi doti intellettuali e della sua resistenza fisica.
Tra i partecipanti Agatone, Alcibiade, Aristofane,Aristodemo. Ognuno di loro propone il suo discorso su Amore, fino a quando è il turno di Socrate. “E quando Socrate ebbe detto queste cose, i presenti applaudirono.” La grandezza di Socrete non si ferma a prove intellettuali e fisiche, ma sono la sua bontà, la sua saggezza e la sua umiltà che fanno rimanere a bocca aperta. Nonostante le donne non fossero ammesse ai simposi, Socrate, che quando non conosceva qualcosa aveva l’umiltà di chiedere a chi era più esperto di lui in quel campo, riconosce di aver appreso ciò che ha esposto nel suo discorso da Diotimia, “che in queste cose era sapiente ed in molte altre”.
Considerando la concezione che i greci avevano della donna, le parole di Socrate ( e Platone) danno diritto di pensare ad un tentativo di abbattere i tabù della società. Il sospetto è rafforzato dal Menone di Platone. Nel Menone, Socrate accompagna uno schiavo, che non sapeva nulla di matematica, nella dimostrazione di un difficile teorema di geometria, e con stupore di tutti i presenti, lo schiavo riesce nella dimostrazione. La critica vuole che Platone ci racconti questo per dimostrare che le idee sono innate, a me piace pensare che Socrate, in un tempo in cui gli schiavi erano considerati poco più che oggetti, lo avesse fatto per mostrare che gli uomini possono avere capacità, indipendentemente dal ruolo che hanno nella società (e anche dal punto di vista teoretico, le considerazioni esposte portano ad un egualitarismo sul piano intellettuale).
Nel Simposio, quando la festa finisce, è l’alba e sono tutti ubriachi. Socrate, anche se non aveva l’abitudine di bere, è ancora sveglio:
“Allora Socrate, dopo averli fatti addormentare, si alzò e se ne andò. E, Aristodemo, come era solito, gli andò dietro. E recatosi al Liceo, Socrate, dopo essersi lavato, vi trascorse tutta la giornata come le altre volte.”
Perché Socrate è stato così avanti rispetto alle idee del tempo? Semplicemente, perché sapeva di non sapere. Che non è, come qualcuno ha detto, un artificio retorico, ma è una palese ammissione di ignoranza. Socrate pensava che sarebbe stato meglio ammettere la propria ignoranza, piuttosto che imporre un’idea sbagliata.
Le idee errate si possono imporre per due motivi:
Per prima cosa, se si è in malafede, per sopraffare gli altri o salvaguardare i propri interessi.
Oppure meno maliziosamente, per presunzione.
Socrate combatte questi due mali: presunzione e disonestà intellettuale.
Non sono questioni astruse. Sono di una attualità impressionate e toccano anche la nostra società.
Nel frattempo Atene e Sparta erano entrate in guerra (la guerra del Peloponneso fu un conflitto durato quasi trent’anni, dal 431 a.C. al 404 a.C.), e lo stesso Pericle muore nel 429 a.c.
Nel 425 gli ateniesi, guidati da Cleone, costringono alla resa gli spartani che, mai fino ad allora, avevano abbassato la testa senza combattere fino alla morte:”torna con il tuo scudo o sopra di esso” era il loro motto.
Il messaggio di Socrate e la condanna
L’anno 423 è un anno fondamentale per la vita di Socrate (che ha circa 46 anni): egli diventa protagonista in negativo della commedia di Aristofane, Le Nuvole.
Strepsiade, un tipo volgare, senza morale e indifferente agli eventi drammatici che colpivano la città e incentrato solo sui propri problema personali (figura che ricorda il tipico ateniese medio del tempo), si trova stretto tra due fuochi: un figlio che sperpera le sue fortune in cavalli da corsa ed una moglie aristocratica, amante del lusso e dei profumi.
Il figlio Filippide, un po’ strampalato, combina un guaio dopo l’altro. Alla fine, Strepsiade decide di mandarlo al pensatoio di Socrate. Il figlio ha repulsione per le figure bizzarre e misere che frequentano il pensatoio e rifiuta di andarci.
Strepsiade, disperato, decide di andare egli stesso a scuola da Socrate.
Ma già dalle prime battute, emerge come Aristofane avesse confuso l’attività di Socrate con quella sofistica:
“Di saggi spiriti è pieno il pensatoio. Vi abita gente che ti convince, a furia di chiacchiere,che il cielo è un forno, sistemato intorno a noi, mentre noi siamo i carboni [per i greci il sole era una divinità]. Loro, basta che li paghi, insegnano a vincere cause buone e perse: con la chiacchiera.” Nuvole – Aristofane
La figura di Socrate è, a dir poco, grottesca e imbarazzante: appare in una cesta sospesa sul palcoscenico, intento ad osservare le nuvole.
Strepsiade osserva le attività strambe dei pensatori: “Cercano che c’è sottoterra”, Guardano il cielo, spiegano i fenomeni atmosferici, studiano “il salto della pulce”, insomma si interessano di fenomeni naturali ricorrendo anche ad esperimenti fisici.
Fino a far affermare a Socrate:
“Che Zeus? Smettila con queste sciocchezze:non esiste Zeus!”
In queste circostanze è lecito evidenziare che il pensiero di Socrate ha subito l’influenza delle ricerche di Anassagora, il più grande scienziato dell’epoca (condannato per empietà nel 432). Entrambi facevano tremare le divinità, perché indagavano la natura fisica e esaminavano criticamente la nozione di verità allora accettata. Affermavano che il sole è fuoco e la luna pietra. Che la pioggia non era dovuta alla collera degli dei, ma a determinate condizioni fisiche. Un Socrate fisico, che però è pronto ad arginare la superbia dei fisici, quando pensano che la fisica sia l’unica disciplina in grado di spiegare tutto sul mondo.
Strepsiade, anche se è inquietato dai filosofi del pensatoio,convince Filippide a prendere lezioni da Socrate. Cosa che, alla fine, gli si ritorcerà contro. Dopo la lezione, Filippide convince, facendo prevalere il discorso debole sul forte, che battere i genitori è una cosa giusta e passa dalla parole ai fatti.
Quindi un Socrate opposto a quello platonico. Questa commedia è stata uno dei principali fattori che hanno portato alla condanna di Socrate nel 399 a.c.
In realtà le nuvole partecipano ad un concorso in cui, altre due commedie erano una parodia di Socrate: un vero e proprio accanimento!
Probabilmente causato da motivazioni politiche: alcuni tra gli appartenenti alla cerchia di Socrate erano filo spartani.
In questo periodo, Atene si spacca in due, tra tendenze oligarchiche (appoggiate da Sparta) e democratiche, che fanno leva sulla popolazione.
I problemi economici ed i pericoli provocati dalle continue guerre, avevano portato Atene ad una crisi ideologica. Le leggi morali e valori si stavano dissolvevano. La corruzione dilagava.
L’incontro di correnti filosofiche completamente differenti accresceva la confusione. I sofisti, attivi prevalentemente in ambito giuridico e politico; le correnti mistiche (come quella di Parmenide di Elea) che sostenevano la ricerca dell’essere e dell’unità; i filosofi della natura che cercavano di porre al centro l’indagine fisica (Anassagora).
In tale “trambusto filosofico”, le tendenze più conservatrici (Aristofane) vedevano, in chi metteva in discussione le vecchie credenze, un grave pericolo. In tutto questo si va ad inserire un Socrate innovatore, che non propone idee fossilizzate, ma ricerca aperta al dubbio. Probabilmente, la sua filosofia, rappresenta la fusione di tutte le istanze filosofiche coeve.
Mentre il vuoto lasciato dalla rivelazione divina non veniva colmato dai sofisti, convinti che la verità non esistesse, Socrate tentava di spostare l’asse della verità su un piano umano: non era l’ ispirazione divina a conferire verità ai discorsi, ma la logica dialettica-discorsiva.
In questa ingarbugliata situazione, Socrate era il più pericoloso tra i pensatori.
Probabilmente, oltre questo, l’uomo Socrate non si rese molto simpatico agli occhi di alcuni ateniesi. Nell’Apologia si Socrate, scritta da Platone per rendere giustizia al suo maestro, Socrate racconta che un suo amico di nome Cherofonte, avesse chiesto all’Oracolo di Delfi se esistesse qualcuno più sapiente di Socrate. E l’oracolo rispose che Socrate era il più sapiente di tutti gli uomini. Non riuscendo a comprenderne il motivo, dato che si sentiva ignorante, inizia ad indagare.
Prima di tutto si reca dai politici, che per via della loro posizione avrebbero dovuto essere i più sapienti.
Dopo aver incontrato il primo politico gli sembrò: “che godesse fama di sapiente presso molti altri uomini e soprattutto che egli stesso i considerasse tale, anche se, in realtà, non lo era affatto. E quindi cercai di dimostrargli che credeva di essere sapiente, ma che invece non lo era.
Di conseguenza, mi feci nemici sia lui sia molti di coloro che erano presenti. E mentre me ne andavo, trassi allora le conclusioni che, rispetto a quest’uomo, io ero più sapiente. Si dava il caso, infatti, che né l’uno né l’altro di noi due sapesse niente di bello né di buono; ma costui era convinto di sapere mentre non sapeva, e invece io come non sapevo, così neppure credevo di sapere.”
Poi si recò dai poeti ma si rese conto che:
“essi non per sapienza componevano le cose che componevano,ma per una certa dote di natura e perché erano ispirati da un dio, come i vati o gli indovini”.
Il famoso genio poetico, che però non ha motivazioni razionali (chissà cosa penserebbe Socrate di Dante che è riuscito a fondere razionalità e poesia).
Da ultimo si reca dagli artigiani e nota che:
“per il motivo che sapevano esercitare bene la loro arte, ciascuno di essi era convinto di essere sapientissimo, anche in cose grandissime, e proprio questo difetto metteva in secondo piano quella sapienza che pur avevano.“
Allora Socrate trae le sue conclusioni. Lui era sapiente perché sapeva di non sapere; e quelli che sembravano godere della maggior fama di sapienza ne erano privi, mentre, alcuni uomini giudicai di minor valore, si trovavano più vicini alla sapienza.
Cerchiamo di viaggiare con l’immaginazione e atterrare nell’Atene del V secolo. In una città, di medie dimensioni, come poteva essere Atene, un atteggiamento del genere non poteva non guadagnarsi antipatie e odi. Se si aggiunge che alcuni giovani erano affascinati da Socrate e tentassero di imitarlo, l’atteggiamento di Socrate deve aver preoccupato non poche persone.
Ma facciamo un passo indietro.
Le ostilità con Sparta non erano ancora cessate. E, ad Atene, continuavano a contrapporsi, oligarchi filo spartani e democratici antispartani.
A questo punto è importantissima la figura di Alcibiade, che da giovane aveva frequentato la cerchia di Socrate. Alcibiade era un giovane di straordinaria capacità, intelligenza e coraggio.
Ma era spregiudicato, sia nella vita pubblica che in quella privata.
Su di lui andarono a gravare diversi episodi riprovevoli.
Nel 416 a.c., quando una piccola isola di nome Milo si rifiuta di allearsi con Atene, Alcibiade convince lo assemblea a giustiziare tutti i maschi adulti e a rendere schiave le donne e i bambini. Nel 415 a.c. propone una spedizione militare in Sicilia, che avrebbe esacerbato il conflitto contro Sparta, mentre molti ateniesi proponevano una tregua.
A questo punto, dei gruppi legati all’oligarchia provocano uno scandalo mutilando le statue di Ermes (dette “Erme”), tranne una, il giorno prima della partenza della flotta navale diretta verso Sparta.
Il gesto viene interpretato come preavviso di un colpo di Stato ed i sospetti ricadono su Alcibiade, a detta di tutti avverso alla religione tradizionale. Alcibiade viene condannato. A questo punto passa dalle parte del nemico: chiede asilo politico a Sparta. Nel 411 a.c. riesce a tornare ad Atene, con l’appoggio di alcuni oligarchici. Ma, qualche anno più tardi, viene accusato nuovamente dai democratici. Stavolta l’accusa è di aver abbandonato i naufraghi dopo la battaglia delle Arginuse, dove Alcibiade aveva riportato una clamorosa vittoria.
Insomma dopo vari ribaltamenti di fronte tra Oligarchici e Democratici, Atene, nel 404 a.c., viene definitivamente sconfitta da Sparta. Sparta istituisce il governo che passerà alla storia con il nome di “governo dei trenta tiranni”.
A questo punto prevale un regime di polizia e giustizia sommaria. In molti casi, i processi diventano solo un pretesto per uccidere e confiscare beni.
Ancora una volta c’è un ribaltamento di fronte che sarà fatale a Socrate: il ritorno dei democratici.
Nel 399 fu presentato da Meleto un atto di accusa contro Socrate , ma tra i suoi accusatori erano anche Licone e Anito,personaggi influenti della democrazia restaurata.
“Meleto figlio di Meleto del demo di Pitto accusa Socrate figlio di Sofroisco del demo di Alopece di essersi rifiutato di riconoscere gli dei riconosciuti dallo stato e di avere introdotto nuove divinità; inoltre lo accusa di corrompere i giovani”. Pena richiesta: la morte.
Riassumendo, i motivi principali che hanno portato all’accusa di Socrate sono politici caratteriali e filosofici.
Politici, in quanto Socrate era legato agli ambienti dell’oligarchia, in particolare a Crizia, un discusso personaggio politico che aveva fatto parte dei “trenta”, e alla figura di Alcibiade. Sia Platone che Senofonte nei loro scritti, cercano di far comprendere che i giovani e ambiziosi politici di cui sopra, frequentavano Socrate non per seguire i suoi insegnamenti ed il suo modo di vivere (opposto al loro), quanto per apprendere da Socrate la capacità di prevalere con i discorsi.
Probabilmente nessuno poteva contrastare Socrate in uno scontro dialettico. Alcibiade e Crizia bramavano di impossessarsi delle tecniche Socratiche, per fare ciò che proprio Socrate aveva tanto combattuto: piegare gli altri alla propria volontà.
Nelle opere Alcibiade Maggiore e Minore, Platone mostra come Socrate, in realtà, tentasse di arginare la furia e la dissolutezza del tracotante Alcibiade. E nel Simposio Alcibiade arriva ad ammettere di provare vergogna davanti al filosofo, che per lui è stato da sempre un mito irraggiungibile.
Insomma, anche se Alcibiade aveva frequentato Socrate, non era responsabile delle scelleratezze del giovane. Anzi, Socrate aveva cercato di educarlo e di fargli apprezzare uno stile di vita più sobrio e meno “carnale”.

Regnault – Socrate sottrae Alcibiade dalle braccia della voluttà
Caratteriali, in quanto andava a stuzzicare le persone presuntuose e i sofisti.
Filosofici, perché sembrava più vicino alle scuole di pensiero straniere (italica e ionica), caratterizzate fondamentalmente nella ricerca dell’unità, che in politica potrebbe portare a preferire l’ accentramento del potere nelle mani di pochi.
Ma la il vero problema che causava la figura di Socrate era il suo essere dèmone, pungolo. Il suo appello continuo ad essere uomini sul serio terrorizzava chi aveva di fronte, che nel proprio intimo si sentiva lacerato, colpito. Ed a quel punto è meglio che Socrate muoia, lasciando morire interiormente chi lo condanna.
Le accuse di empietà sono dovute alla metodologia dell’indagine socratica. Non dare nulla per scontato. Partire sempre dal dubbio e sottoporre qualsiasi affermazione ad esame serrato (il famoso ti esti socratico = che cos’è?)
“Per Zeus, o Giudici, non crede, perché afferma che il sole è pietra e che la luna è Terra”
Ma Socrate ribatte che queste concezioni della natura, possono essere apprese, acquistando per pochi soldi i testi di Anassagora.
Socrate aveva fede in Dio. Ma essendo razionalista, tentò di abbattere le credenze, da lui ritenute fantasiose e la concezione antropomorfa delle divinità.
Egli aveva una fede autentica. Poteva tranquillamente sospendere il giudizio sugli dei, in ambito teoretico: la sua fede non aveva bisogno di una ragione che tentasse il “folle volo”.
Credeva in un dio che gli si manifestava interiormente [il demone socratico]. Un dio, molto spesso voce della coscienza, che non lo spinge a fare qualcosa, ma più spesso, lo trattiene.
Socrate è in dialogo di retto con il suo dio. Il dio che lo guida, che lo rende dubbioso, lo blocca quando sta per fare qualcosa.
“Il mio tutore, Alcibiade,è un dio, quel dio che fino ad oggi non mi ha permesso di entrare in discussione con te; ed è la fede che ho in lui che mi fa dire che solo attraverso me il dio ti si svelerà.”
Nel processo spiega che si è sempre astenuto dalla vita politica, perché chi combatte l’illegalità e l’ingiustizia ha vita breve. Quindi, è meglio condurre una vita lontana dalla piazza pubblica se si vuole cercare la verità e condurre una vita giusta.
Egli non chiede pietà, ma giustizia. Non vuole difendersi con discorsi adulatori, ma con la verità. Pare che avesse rifiutato di essere difeso da un oratore di professione di nome Lisia, affermando che è meglio morire da Socrate che vivere da Lisia.
A questo punto, una prima votazione condanna Socrate.
Ma Socrate, per nulla intimorito, va avanti in modo, a dir poco, provocatorio. Sostiene che in realtà egli meriterebbe, non la condanna, ma un premio. Chiede di essere ospitato nella mensa dei Pritani, che era il massimo onore cui un ateniese poteva ambire!
La giuria esterrefatta, non tiene conto della richiesta. Gli offre la possibilità di richiedere una pena più leggera, quale l’esilio ma la rifiuta, sostenendo che in un’altra città sarebbe accusato allo stesso modo perché non potrà mai smettere l’indagine filosofica, tentando di convincere le persone a prendersi cura non del corpo, non delle ricchezze, ma dell’anima, in modo che diventi buona il più possibile.
Egli non cesserà mai di fare ricerche, “perché una vita senza ricerche non è degna di essere vissuta”.
E perché il dio gli ha assegnato questo compito.
La giuria, che in fondo sperava che Socrate si salvasse, chiede anche di proporre una pena pecuniaria e Socrate propone, in modo irriverente, una cifra ridicola (anche perché è ormai povero). Platone e gli amici sono disposti a garantire per lui, una somma più cospicua, ma a quel punto Socrate non aveva fatto altro che aggravare la propria situazione.
La seconda votazione lo condanna a morte in maniera definitiva.
L’ Apologia si chiude con una battuta di Socrate che rimarrà scritta per sempre nella storia dell’umanità:
“Ma è ormai venuta l’ora di andare: io a morire, e voi, invece, a vivere.
Ma chi di noi vada verso ciò che è meglio, è oscuro a tutti, tranne che al dio”.
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